La manovra salva-Italia e i risparmi: le sei iniquità che restano

di Marco Liera (*) - 17/12/2011

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La manovra salva-Italia riduce a partire dal 1° gennaio 2012 le disomogeneità nel trattamento fiscale dei vari prodotti di investimento. Aumenta – ma questa non è una novità – l’appesantimento procedurale degli intermediari finanziari che fanno da sostituti di imposta, che devono fronteggiare la terza modifica normativa nel giro di un semestre: a luglio fu introdotto il superbollo a scaglioni sul deposito titoli (che resta in vigore fino a fine anno), mentre in agosto è stata emanata la nuova disciplina fiscale delle rendite finanziarie, che entra in vigore il 1° gennaio.
Da quella data resteranno sei aree di disomogeneità nella tassazione degli investimenti mobiliari e immobiliari dei privati.
1) Il mantenimento dell’aliquota del 12,5% sui rendimenti di titoli di Stato ed equiparati (buoni postali, titoli di Stato esteri di Paesi White List, obbligazioni di enti sovranazionali), mentre per tutti gli altri strumenti sarà applicato il 20%. L’aliquota ridotta vale anche per la quota investita in titoli di Stato degli strumenti diversificati come i fondi comuni, le Sicav, gli Etf e le polizze Vita. Vale anche per i “piani di risparmio” introdotti dal decreto di Ferragosto, ma ancora indefiniti.
2) Il mantenimento di una tassazione privilegiata su contribuzione, rendimenti e prestazioni di fondi pensione e Pip. Credo che questa asimmetria sia giustificata, anche se non è stata sufficiente ad attrarre un adeguato numero di lavoratori verso la previdenza integrativa. 
3) Il mantenimento del bollo fisso a 34,2 euro annuo sui conti correnti e sui libretti di risparmio sia bancari che postali, che quindi non pagheranno superbollo proporzionale come gli altri strumenti di investimento, dei quali sono diretti concorrenti. Ancora meglio va ai conti di deposito che, come riportato ieri su , dovrebbero continuare a essere gravati da una imposta di bollo fissa di soli 1,81 euro.
4) Una tassazione più pesante per i patrimoni oggetto di scudo fiscale ancora segretati, siano essi rimpatriati in Italia o rimasti all’estero. A questi patrimoni viene applicata una imposta sull’anonimato pari a regime allo 0,4% del valore di mercato (aliquota che però sarà dell’1% nel 2012 e dell’1,35% nel 2013).
5) Un trattamento delle polizze Vita rivalutabili che potrebbe essere più favorevole (non imponibili ai fini dell’imposta di bollo) da quello delle polizze index, unit linked e di capitalizzazione e da tutti gli altri investimenti finanziari, (soggetti a bollo sul valore di mercato). Sul punto si attendono chiarimenti.
6) Una tassazione degli investimenti immobiliari in aumento e disallineata con quella dei rendimenti finanziari. I privati che affittano case a canone libero pagano (opzionalmente) il 21% di cedolare secca sul canone di locazione, più l’Imu pari allo 0,76% sul valore catastale rivalutato del 60%. Altrimenti se affittano immobili commerciali sono tassati ad aliquota marginale Irpef, con un abbattimento del 15% del canone. Più l’Imu, ovviamente. Su eventuali plusvalenze da cessioni effettuate dopo almeno cinque anni dall’acquisto non pagano tasse. Invece un investitore in titoli di Stato paga un 12,5% di aliquota su rendimenti, un 12,5% sulle plusvalenze (al netto delle minus riportabili per quattro periodi di imposta successivi alla realizzazione) più un bollo pari allo 0,1% sul valore di mercato nel 2012 (con un minimo di 34,2 euro e tetto massimo di 1.200 euro), e dello 0,15% dal 2013 in poi (senza tetto massimo). I patrimoni finanziari all’estero saranno assoggettati ad un’imposta di bollo dello 0,1% annuo sul valore di mercato (0,15% dal 2013). I patrimoni immobiliari all’estero saranno assoggettati a un’imposta dello 0,76% sul costo di acquisto o, in mancanza, sul valore di mercato. In ogni caso, alle imposte pagate su attivi all’estero potranno essere dedotte le eventuali imposte patrimoniali pagate alle autorità degli altri Paesi.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 17 dicembre 2011

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