BTP-day agli sportelli. Ma tutti gli altri sono bond-days

di Marco Liera (*) - 20/11/2011

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Il 28 novembre avremo il BTp-day agli sportelli, ma tutti gli altri giorni restano bond days. Nel senso di bond bancari, ovviamente. Secondo i dati pubblicati l’8 novembre della Banca d’Italia, i titoli pubblici pesano il 6,2% nel portafoglio di attività finanziarie lorde delle famiglie italiane, mentre le obbligazioni di istituzioni finanziarie come le banche rappresentano il 10,7%. Dagli anni 90 la quota di risparmi investita dai privati in BoT e BTp è andata erodendosi, soprattutto perché il Tesoro non ha una rete di vendita di proprietà. E non fa neppure pubblicità alle sue emissioni (negli anni 80 ricordo che invece comprava sobrie inserzioni sui giornali). Per quanto riguarda il collocamento presso il pubblico retail, il Tesoro deve servirsi degli sportelli bancari, che però hanno sempre più esigenza di vendere i propri bond, date le tensioni sul mercato interbancario. Nel corso del 2011, questo spiazzamento non si è ridotto, anzi. Nei tormentati mesi di luglio-agosto in cui gli spread BTp-Bund decollavano, da una parte i titoli di Stato venivano venduti a mani basse sul mercato secondario in Italia e all’estero. Dall’altra, le emissioni nette di titoli di Stato collocati a risparmiatori e istituzionali sul mercato primario frenavano, con un saldo positivo di appena 2,9 miliardi di euro (-11 miliardi nel solo mese di agosto). E le banche cosa facevano nel frattempo? Secondo i dati Abi, riuscivano a collocare 4 miliardi di euro di propri bond al netto dei rimborsi. Il saldo complessivo dei primi otto mesi del 2011 vede emissioni nette di titoli di Stato (solo in parte sottoscritti dai risparmiatori, e in altra parte dalle stesse banche) per 52,6 miliardi, ed emissioni nette di bond bancari (quasi totalmente sottoscritti dai risparmiatori) per 41 miliardi di euro. Per capire la dinamica dei flussi dalle famiglie verso il sistema bancario occorrerebbe tenere conto anche della tenuta dei depositi bancari dei privati, vicini nel complesso al trilione di euro (+10 miliardi di stock a fine giugno rispetto a un anno prima secondo Bankitalia) e degli aumenti di capitale lanciati da vari istituti per rispondere ai requisiti di patrimonializzazione.

Ovviamente, in presenza di un rendimento congruente rispetto al rischio, anche i bond bancari si rivelano degli ottimi investimenti. Il fatto è che, come denunciato dalla Consob, questi titoli vengono emessi a tassi non sempre competitivi con quelli dei BTp. I prospetti illustrano anche questo lato dei bond bancari, ma raramente vengono letti e analizzati. I deficit cognitivi dei risparmiatori e la pressione commerciale delle reti possono spiegare allora il successo di questi collocamenti.

Come valutare il fenomeno? Mai come adesso occorre tenere presente che le esigenze di trasparenza nei confronti della clientela (rappresentate dalla Consob) vanno contemperate con le esigenze di stabilità del sistema bancario (che sono di competenza della Banca d’Italia). Le banche che riescono a fare raccolta presso i clienti mantengono la loro solvibilità. E per raggiungere l’obiettivo fanno anche leva sui deficit cognitivi della clientela. Non è una novità.

Una ventina di anni fa, un grande banchiere oggi purtroppo scomparso, di fronte alle mie domande sulla scarsa redditività dei certificati di deposito di allora rispetto a quella dei BoT, mi disse: <Se la banca è contenta, vedrà che anche il cliente lo è>. Ai fini della stabilità delle banche non aveva tutti i torti, ma a condizione di non spiazzare i titoli di Stato, perché altrimenti le conseguenze sono ancora peggiori.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 20 novembre 2011

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