Repubblicani vs democratici. Cosa è meglio per l'economia Usa e la Borsa?

di Nicola Zanella - 20/11/2016

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A seguito dell’inattesa vittoria del repubblicano Donald Trump, prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, credo sia interessante pubblicare i risultati di una mia recente ricerca con oggetto l’andamento dell’economia e del mercato azionario Usa a seconda del partito del presidente in carica, nel lungo periodo che va dagli inizi del 1900 al novembre 2016.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, osservando diverse variabili macroeconomiche - oltre a quella più importante dell’andamento del PIL reale - indubbiamente l'economia Usa ha performato molto meglio con un presidente democratico rispetto ad uno repubblicano. Di seguito, alcune evidenze:
- Tasso di crescita annuale del PIL reale con presidenti repubblicani dal 1930: 1,0% (2,7% senza il periodo 1930-1932); tasso di crescita annuale del PIL reale con presidenti democratici: 4,2%.
Mentre l’andamento dell’economia è stato certamente differente durante i mandati democratici rispetto a quelli repubblicani, sorprendentemente non si può dire la stessa cosa riguardo alla performance della Borsa. Infatti, la differenza tra i rendimenti azionari, in particolare se si decide di non considerare il periodo particolarissimo tra il 1928 e il 1932, non sembra essere significativa. Di seguito, i risultati:
- Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti repubblicani: 9,1% (11,7% senza il periodo 1928-1932); - Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti democratici: 12,9%.
Se l’andamento recente delle Borse a livello internazionale (come spesso accade) sembra complicato da decifrare, si può sostenere con maggiore forza che alla fine, anche con Trump – come è accaduto con i suoi predecessori – i risultati in termini di rendimenti di Borsa dipenderanno soprattutto da fattori, anche internazionali (ad esempio, guerre, shock petroliferi e crescita del PIL internazionale) esterni al suo specifico operato e quello del partito di appartenenza. La minor “prevedibilità” di Trump, timore oggi di molti sostenitori democratici, potrà cambiare le cose?
Per ora, si può notare solo che storicamente le condizioni iniziali – in termini di valutazione fondamentale del mercato azionario – hanno probabilmente contato molto per la performance successiva della Borsa. In pratica, i presidenti che si sono insediati, ad esempio, con un rapporto prezzo/dividendi decisamente alto si sono dovuti confrontare con rendimenti azionari inferiori – in media – rispetto a coloro che sono diventati presidenti con un rapporto più basso, nello specifico al di sotto di 30. Di seguito, le evidenze:
- Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti in cui il mandato è iniziato con un rapporto prezzo/dividendi superiore a 30: 9,0%
- Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti in cui il mandato è iniziato con un rapporto prezzo/dividendi inferiore a 30: 11,5%
È utile notare che Trump viene eletto quando il rapporto prezzo/dividendi dello S&P 500 è di 47,9.
Applicando in passato il modello predittivo per i rendimenti azionari di medio-lungo periodo che ho sviluppato e pubblicato nel Journal of Wealth Management (si veda qui), ho ottenuto interessanti risultati. Si veda di seguito:
- Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti in cui il rend. atteso calcolato dal modello all'inizio del loro mandato è superiore al 9%: 13,7%
- Rend. annuale medio dello S&P 500 con presidenti in cui il rend. atteso calcolato dal modello all'inizio del loro mandato è inferiore al 9%: 7,0%
Purtroppo, il rendimento annuale di lungo termine per lo S&P 500 calcolato a fine ottobre 2016 dal mio modello predittivo è pari 3,9%, in termini nominali!
Infine, conviene sottolineare che da giugno 2009 l’economia americana non è in recessione. Il periodo più lungo dal 1900 in cui l'economia non è stata in recessione è stato pari a 10 anni (tra il 1991 e il 2000). Dal 2009 sono passati già 7 anni.
In sostanza, Trump si confronterà con un'economia che è cresciuta ad un tasso reale del PIL inferiore al 2% negli ultimi 8 anni e con rendimenti prospettici di Borsa tra i più bassi della storia in termini nominali. Ciò è dato dal fatto che i tassi di interesse risk-free sono molto bassi, ma il premio al rischio azionario (non direttamente osservabile) potrebbe essere molto più basso rispetto a quando Obama è stato eletto (fino 2008), in piena crisi di Borsa.
Auguri e buon lavoro Mr. Trump.

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