BTp inflation linked? Meglio dei BTp (e di tanti altri investimenti)

di Marco Liera (*) - 02/10/2011

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Siete convinti che l’Italia non fallirà? Oltre all’acquisto dei bond bancari di cui ho parlato domenica scorsa, un modo redditizio ed efficace per esporsi - nel bene e nel male - al futuro del nostro Paese è quello di investire in BTp inflation linked (BTpei). All’asta di martedì ne sono stati piazzati 750 milioni con scadenza 15 settembre 2019, al tasso del 4,29%. Pensate, 4,29% di rendimento annuale in più – al lordo di tasse e commissioni - rispetto all’inflazione dell’area euro che si manifesterà da qui al 2019. L’”unica” condizione per ottenere questo generoso ritorno è che la Repubblica resti solvibile per i prossimi otto anni.

Perché preferire questi titoli rispetto ai BTp nominali? In generale, i titoli inflation linked (o linkers) sono prioritari nella pianificazione finanziaria personale perché consentono di coprire i risparmi dal rischio di inflazione inattesa. Sia chiaro: puo’ darsi benissimo che i titoli reali denuncino rendimenti effettivi ex-post inferiori a quelli dei titoli nominali. Ciò accade quando l’inflazione effettiva si rivela inferiore a quella stimata dal mercato. Ma sta di fatto che comprando BTp o qualsiasi titolo a tasso nominale si rinuncia all’importante assicurazione incorporata nei linkers.

In particolare poi, questa è una fase in cui risulta conveniente comprare titoli reali anziché nominali per via del basso livello di inflazione che è scontato dal prezzo di questi ultimi. La differenza di rendimento tra titoli nominali e titoli reali dello stesso emittente e con analoga scadenza è la cosiddetta break-even inflation rate o inflazione di compensazione. In sostanza è il livello di inflazione che rende indifferente possedere gli uni rispetto agli altri nell’orizzonte temporale considerato. Sulla scadenza a 10 anni, i BTp reali ai prezzi di giovedì offrono un ritorno del 4,5%, mentre i nominali danno il 5,5%. La differenza, pari all’1%, è la break even inflation rate, e appare modesta se paragonata a quella storica. Se ritenete che nei prossimi anni l’inflazione area euro si rivelerà superiore all’1% vi conviene comprare linkers anziché titoli nominali.

Semplificando, si può dire che i titoli reali attualmente offrono un rendimento più che proporzionale rispetto a quelli dei titoli nominali. Perché? Questo può dipendere da vari fattori, come la minore liquidità, che tuttavia interessa relativamente agli investitori cassettisti (a parte il fatto che gli investitori al dettaglio possono contare su più che discreti scambi al MoT o all’EuroTlx). Nelle ultime settimane, poi, va ricordato che gli acquisti della Bce hanno riguardato i titoli nominali, più che quelli reali. In ogni caso, nelle fasi di totale “dislocazione” dei mercati può accadere che i rendimenti dei titoli reali registrino impennate maggiori di quelle dei titoli nominali. E’ già successo nell’autunno del 2008, quando la break even inflation rate si azzerò ed oltre, dando luogo a un’opportunità storicamente unica di acquisto dei titoli reali (da me spiegata su Plus24 dell’8 novembre 2008). A differenza di allora, però, il fenomeno di compressione dell’inflazione di compensazione non è generalizzato e riguarda soprattutto i titoli di Stato italiani, perché i bund tedeschi e gli Oat francesi scontano ai prezzi attuali tassi di inflazione più realistici.

Stante l’attuale incertezza sul debito pubblico italiano, non è affatto escluso che in futuro i ritorni dei BTp reali possano salire ancora. La certezza ora è che il rendimento dei BTpei fa impallidire quello incorporato dagli altri strumenti pubblici domestici a tasso reale, ossia i buoni postali indicizzati all’inflazione italiana, che offrono appena lo 0,6% reale. Di fronte a un quattro e mezzo per cento all’anno oltre l’inflazione di Eurolandia non so poi quanti immobili, tanto apprezzati dagli italiani, reggerebbero il confronto . E a chi sostiene che “a differenza dei BTp il mattone non tradisce”, domando: che succederebbe al valore delle vostre case se l’Italia dovesse fallire? Soprattutto, in un contesto razionale, i BTp reali surclassano una moltitudine di alternative di investimento tanto care a banche e reti. Ma forse è questa la loro vera “fortuna” : rendono molto perché sono poco liquidi, e sono poco liquidi anche perché ben pochi “consulenti” (tranne quelli pagati a parcella) hanno interesse a suggerirne l’acquisto!

(*) Pubblicato sul Sole 24 Ore del 2 ottobre 2011

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