Trend-Follower 10. Minore volatilità sui mercati in attesa di Obama

di Francesco Paglianisi (*) - 30/08/2011

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Le posizioni delle Banche centrali. I governatori Bernanke e Trichet hanno confermato, nei loro ultimi due interventi pubblici, che e’ necessario rimandare alla politica la risoluzione dei problemi sistemici, soprattutto quando l’orizzonte temporale e’ il lungo, lunghissimo periodo. La Bce, acquistando titoli sovrani sul mercato secondario, ha sostituito di fatto l’Ue in una fase di forte impasse. Esiste una forte divisione fra la Merkel e Sarkozy da una parte e l’elettorato dall’altra. E’ diviso anche il gruppo dei paesi a tripla A. La Finlandia insiste sulle garanzie da parte della Grecia, mentre la Germania le ritiene un nuovo ostacolo. Non solo, nel mese di settembre dovranno essere approvate dai parlamenti nazionali  le proposte del 21 luglio all’Ecofin e non sembra che la strada sia in discesa. La frammentazione nel processo decisionale va ad aggiungersi alla lentezza. Il risultato e’ quello che vediamo sul mercato: scarsi volumi, portafogli liquidi  e posizionamento su asset di qualita’. La minore volatilita’ e di conseguenza la maggiore propensione al rischio sono destinati ad avere una finestra temporale ridotta. Se non verranno rimosse le cause che hanno generato la crisi dell’euro il sistema Europa rimarra’ “a rischio”.

Si spera per l’intervento del Presidenti degli Stati Uniti. E’ l’attesa sul discorso di Obama del 5 di settembre che ha per il momento frenato le vendite sul mercato azionario. Si attendono nuove misure espansive mirate al settore immobiliare e provvedimenti per far invertire il trend della disoccupazione. Il mercato potrebbe accogliere le nuove misure in modo positivo. Nel rapporto deficit/Pil sono necessarie manovre che contengano i disavanzi pubblici, come si sta facendo in Europa, ma occorre lavorare anche sull’innalzamento del Pil, come si vuol fare negli Usa. Forti manovre d’austerity ed un ciclo economico positivo sembrano non andare d’accordo. Il pericolo e’ che anche i paesi piu’ forti come la Germania si ritrovino senza risorse e decidano interventi piu’ blandi con il risultato di rimandare nel tempo la crisi senza risolverla. Gli stessi eurobond non risolvono il problema senza che si promuova una perdita di sovranita’ da parte dei singoli paesi. Il rischio operativo e’ che si vada avanti per qualche seduta o settimana in un clima d’attesa, ma che fra ottobre e novembre la crisi sistemica dell’area euro si ripresenti piu’ forte di prima.

Indicazioni a livello operativo. Gli asset in dollari potrebbero costituire un buon rifugio e potrebbero essere favoriti agli asset in franchi svizzeri o yen, visto che le rispettive banche centrali sono molto presenti e potrebbero frenare ogni tentativo di nuovo forte apprezzamento. Il Bund a breve potrebbe ritracciare, ma sul lungo periodo dovrebbe rimanere uno degli asset piu’ comprati dai money manager. E’ preferibile rimanere  lontani  dai titoli di stato periferici. Si rileva che i titoli italiani si sono mossi al rialzo in concomitanza della forte presenza della Bce, ma appena quest’ultima ha diminuito gli acquisti sul mercato secondario lo spread e’ ritornato a 300. Si nota inoltre che esiste uno differenza sempre piu’ ampia fra i cds sui titoli italiani ed lo spread fra i rendimenti del Bund e del Btp. Questo indica che i prezzi dei titoli periferici europei sono sostenuti esclusivamente dalla Bce. Appena quest’ultima diminuirà gli acquisti, i rendimenti saliranno velocemente.

(*) Asset manager per la clientela istituzionale e responsabile sala mercati presso intermediari italiani e svizzeri, vanta oltre 25 anni di esperienza nel trading e nella gestione su mercati finanziari, valutari e delle commodities. Attualmente è responsabile sala mercati di Banca Zarattini a Lugano. Gli interventi di Francesco sono basati sulla sua lunga esperienza e sulla costante operatività sui mercati, ma non devono generare decisioni affrettate di investimento e disinsvestimento in capo al pubblico degli investitori non professionali.

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