E dopo l'apparente tregua sui mercati?

di Francesco Paglianisi - 16/08/2011

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Man mano che passa il tempo i contorni della fase attuale si delineano in modo sempre piu’ chiaro, non ci troviamo di fronte ad una recessione bensi’ ad una forte contrazione economica che sta spingendo la vecchia economia “a leva” verso l’economia reale. In questo passaggio, di cui viviamo giornalmente i terremoti, che in termini finanziari si esprimono in forti impennate della volatilita’, gli asset che hanno composto il vecchio sistema a leva perdono inevitabilmente valore. Equity e bond di quelle aree che piu’ hanno sfruttato la leva senza avere un’economia reale che potesse sostenere e creare nuovo valore economico in modo proporzionato, devono ora percorrere il processo inverso. La contrazione economica e’ un fenomeno molto piu’ forte della recessione. La prima porta ad uno sconvolgimento sociale ed economico, la seconda e’ un fenomeno ciclico. Nella fase attuale uno degli errori della politica economica e’ quella d’adottare provvedimenti contingenti, non sistemici e per questo adatti piu’ a fenomeni ciclici come puo’ essere la recessione. Immettere liquidita’ nel sistema, come fanno costantemente Fed e Bce o promuovere una forte austerity, come nel caso dell’Italia, sicuramente rassicura i player economici ma non risolve il problema. Temiamo che il plauso internazionale sulla manovra economica italiana faccia parte dell’ennesimo capitolo che fa guadagnare tempo ma non risolve il problema di fondo.


La crisi nasce su una mancanza di fiducia nel sistema Europa, poi si riflette sugli stati piu’ fragili e via via si estende a quelli piu’ forti. Operativamente tutto questo significa che nei prossimi mesi se non anni avremo molte probabilita’ d’imbatterci in tendenze che faranno perdere valore all’equity ed ai bond soprattutto di paesi come l’Italia. Nelle ultime sedute il restringimento dello spread Btp-Bund e’ stato molto forte, da quota 413 siamo passati all’attuale 265 e non si esclude che si possa scendere nella fascia 200-220, ma per far invertire rotta sara’ necessaria una rivoluzione del sistema che solo la politica europea puo’ proporre. L’emissione di eurobond e di fatto l’accorpamento dei debiti europei unita ad una prolungata ed efficace austerity dei paesi periferici potrebbe ridare fiducia ai mercati nel “sistema Europa”. In caso contrario la storia ci offre gia’ le soluzione allo stratificarsi delle inefficienze: repressione finanziaria e fiscale, nella prima fase, poi se questa non e’ efficace, come potrebbe essere nel caso della Grecia, si aprirebbe l’ipotesi default e successivamente quella della svalutazione e dell’inflazione che dovrebbe svilupparsi nell’ambito delle vecchie monete nazionali. In pratica attraverso processi traumatici, forte perdita di valore degli asset, l’economia a leva si sgonfia e si riporta sull’economia reale. Ecco perche’ il valore degli immobili non crolla, pur non essendoci un sistema bancario propenso a prestare soldi, ed e’ sempre per questo che l’oro e’ diventato “una valuta” rifugio.


Le oscillazioni positive degli spread, come quelle sui bond italiani, possono indurci a pensare che il fenomeno si stia attenuando, che sia frutto della speculazione o del mese d’agosto. L’ipotesi e’ che non sia cosi’, che questa sia solo una tregua e che se la Germania non cambiera’ rotta la crisi europea si ripresentera’ ancora piu’ forte e devastante di prima. Operativamente chi acquista titoli italiani, che siano equity o bond dovrebbe tenere conto di quanto sta accadendo e mantenere i titoli in portafoglio in un’ottica tattica e non strategica almeno fino a quando non si sara’ sicuri della svolta politica europea, che ricordiamo puo’ provenire solo dalla Germania.

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