Le previsioni dei guru? Ai risparmiatori non servono

di Marco Liera (*) - 27/01/2013

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Come ogni anno, il forum di Davos (impegnato – come recita la sua mission – a migliorare lo stato del mondo) produce una quantità industriale di previsioni e scenari sulle economie. E, come nelle altre occasioni, uno degli esercizi più divertenti è elencare le cantonate prese dai vari “guru” rispetto alle previsioni formulate nelle edizioni precedenti. Le profezie più sballate dello scorso anno, come ha spiegato in settimana Fabrizio Galimberti, sono state quelle che preconizzavano l’autodistruzione dell’euro e sciagure similari, argomentate da famosi gestori di hedge funds (John Paulson), da premi Nobel (Joseph Stiglitz), e da professori che hanno abilmente conquistato una visibilità globale (Nouriel Roubini).

Intendiamoci, solo chi non fa previsioni non sbaglia mai. Certo, fra le varie aree della conoscenza, quella delle economie e dei mercati è una di quelle in cui l’esperienza e la professionalità sono meno premiate in termini di migliore accuratezza previsionale. Nassim Taleb, l’autore del "Cigno Nero", ricorda che un taxista può avere maggiore capacità di prevedere l’andamento delle Borse e del Pil di un grande economista. Ed è per questo che sarebbe il caso di invitare prima o poi anche qualche taxista come speaker a Davos. Ma il vero punto è un altro: è necessario basarsi sulle profezie di altri (guru o taxisti che siano) per migliorare la qualità delle proprie piccole o grandi decisioni finanziarie?

Credo che la risposta sia negativa. E’ proprio l’elevata imprevedibilità delle economie e dei mercati che rende inaffidabile un processo decisionale basato sulle previsioni di altri. I risparmiatori, in particolare, dovrebbero decidere come spendere e investire sulla base delle caratteristiche personali. Essenzialmente, ogni decisione finanziaria di un risparmiatore dovrebbe avere come bussola la minimizzazione dei rischi: il rischio di perdita del capitale umano, della casa, del benessere economico. In quest’ottica, è irrilevante pretendere di indovinare cosa faranno le Borse (perché nessuno lo sa con la precisione necessaria). Basta sapere che almeno una volta (tra il luglio 2007 e il marzo 2009) è successo che le Borse internazionali hanno perso il 58% in termini reali. E che altre forme di investimento hanno invece un potenziale di perdita assai inferiore.

E’ importante che i risparmiatori non si aspettino dai loro consulenti delle previsioni accurate sui mercati o delle economie. Di più: è meglio che si astengano dal prendere decisioni basandosi sulle proprie capacità previsive. Sfortunatamente, non è facile costruire il rapporto tra cliente e consulente sulla base di questo modello ideale. I media rilanciano le previsioni dei guru e i risparmiatori non possono non risentirne. E poi diciamolo: conoscere le previsioni dei guru interessa non pochi risparmiatori e i loro consulenti (e perché allora i media non dovrebbero assecondarli, pubblicandole?).

Su queste distorsioni comportamentali e cognitive si basa il successo di vari – sia pure bravi e studiosi – guru. Che tipicamente preferiscono prevedere catastrofi finanziarie e depressioni violente perché, quando accadono, tutti si ricordano in modo indelebile che "quello l'aveva detto!". Negli anni 80, una analista di Shearson Lehman, Elaine Garzarelli, si guadagnò una fama mondiale, perché aveva profetizzato con precisione il crash di Wall Street del 19 ottobre 1987. Alcune sue previsioni successive si rivelarono meno accurate. Da allora è sparita dalle copertine dei giornali, anche se è rimasta una brava analista.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 27 gennaio 2013

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