Le azioni italiane e quel minimo di 35 anni fa

di Marco Liera (*) - 23/12/2012

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Chi ha detto che le azioni italiane sono un pessimo investimento? Trentacinque anni fa, il 22 dicembre 1977, l’indice Comit della Borsa Italiana registrò il suo minimo storico da quando viene calcolato (inizio 1973). Oggi, nonostante il tormentato andamento di Piazza Affari degli ultimi anni, viaggia a un livello che, tenuto conto dei dividendi reinvestiti, è pari a 47,5 volte quel minimo, con un rendimento annualizzato dell’11,7% al lordo delle imposte e dei costi di negoziazione e di mantenimento del portafoglio. Un ritorno largamente superiore al 5,7% annuo dell’inflazione.

Certo, un risultato come questo appare più teorico che reale, visto che può essere stato ottenuto solamente rispettando cinque restrittive condizioni: 1) riuscire a comprare un portafoglio composto da tutte le azioni italiane ponderate per la loro capitalizzazione; 2) ribilanciarlo periodicamente; 3) reinvestire regolarmente i dividendi nelle stesse azioni che le hanno staccate; 4) vendere le azioni che escono dal listino al prezzo dell’ultimo giorno di contrattazione; 5) mantenere il portafoglio nel tempo restando indifferenti a boom e crolli delle quotazioni. Va detto che da qualche anno i risparmiatori hanno a disposizione gli Etf total return, che consentono di investire in Borsa rispettando le prime quattro condizioni.

Dal punto di vista psicologico,la condizione più difficile da rispettare è la quinta. La volatilità delle quotazioni delle azioni è il principale nemico del buy-and-hold (compra-e-tieni). Se per assurdo il prezzo delle azioni e degli indici azionari non fosse mai pubblicato su alcun giornale o sito internet, e mai rilanciato dai Tg, probabilmente molte più persone riuscirebbero a mantenere le proprie posizioni azionarie nel tempo. Un po’ come accade con gli immobili detenuti a scopo di investimento (come quelli diversi dalla prima casa), che tipicamente vengono mantenuti con l’orizzonte temporale corretto (20/30 anni) soprattutto grazie alla mancanza di visibilità sul loro reale valore. Che in ogni caso manifesta una certa ciclicità, ancorchè inferiore a quella delle Borse. C’è poi una quota di investitori, anche retail, che è invece attratta dalle oscillazioni delle Borse, e cerca di indovinare i momenti migliori per entrare e uscire dalle azioni. Mentre non bisogna rinunciare a studiare le metodologie che possono avvicinarci a questo obiettivo (in particolare vanno apprezzati i tentativi di misurare la differente rischiosità delle azioni nelle varie fasi del ciclo economico), bisogna ammettere che fino ad oggi queste strategie si sono rivelate – ex ante - per lo più perdenti. Ex post è invece sempre possibile trovare una strategia vincente!

Questo vincolo al passato è un limite che ovviamente riguarda anche il buy-and-hold. Nessuno sa quale sarà il ritorno delle azioni e delle altre attività finanziarie fedelmente mantenute nei prossimi cinque, dieci o 35 anni. Alcuni studi, come quello monumentale di Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School, suggeriscono che in futuro l’extra-rendimento delle azioni rispetto ai bond (quello che in letteratura si definisce equity risk premium) possa essere più basso che in passato. Perché fino ai tempi più recenti è stato “troppo alto” in proporzione al rischio che gli investitori hanno effettivamente corso. E’ chiaro però che i rovesci borsistici degli ultimi cinque anni (-49,5% per l’indice Comit Performance dal massimo storico del 23 maggio 2007 all’altro ieri, nonostante l’effetto positivo dei dividendi) hanno innalzato il rendimento atteso da chi investe in azioni italiane. Non è detto che le loro aspettative rimangano deluse.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 23 dicembre 2012

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo