Il pranzo gratis dei conti di deposito

di Marco Liera (*) - 02/12/2012

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La caduta dei rendimenti dei BoT semestrali al di sotto dell’1% lordo annuo ha reso ancora più appetibile l’alternativa dei conti di deposito bancari, i cui tassi sono scesi assai poco negli ultimi mesi. In base al sito Confrontaconti.it, è possibile prestare soldi a una banca italiana ottenendo – con vincolo di un anno – un rendimento superiore al 4% lordo nel caso di Bcc Fornacette, Banca Sistema, Banca Ifis, Banca Marche, Ibl Banca. Il tasso è compreso tra il 3 e il 4% nel caso di Mediolanum, Cr Bolzano, Banca Sella, WeBank, CheBanca, IwBank, Carige. Un anno fa, quando i  BoT venivano aggiudicati in asta al 6,5%, 16 banche offrivano più del 4%, ma nessuna più del 4,55% (fonte: Newsletter YouInvest dicembre 2011).  Si noti che fino a tutto il 2011 la ritenuta sugli interessi bancari era del 27%, e dal 1° gennaio 2012 è stata portata al 20%. Mentre per i BoT e gli altri titoli di Stato ed equiparati è rimasta invariata al 12,5%.

In sostanza, l’adeguamento dei tassi dei conti di depositi al crollo del rendimento dei BoT è stato molto marginale. Sembra quasi che alcune banche non abbiano ridotto la remunerazione della raccolta, a conferma di una difficoltà ad approvvigionarsi.  Più volte in questa rubrica ho avuto la tentazione di definire questa situazione un “pranzo gratis”. Come è  noto, in letteratura si definisce free lunch una di quelle rare congiunture nelle quali è possibile spuntare un beneficio aggiuntivo senza correre dei rischi in più.

Il notevole extra rendimento rispetto ai BoT offerto da molte banche compensa con estrema generosità la maggiore rischiosità che solo teoricamente è attribuibile a un conto di deposito. In realtà, il rischio di default relativo a depositi assicurati dal Fondo Interbancario è in linea con quello dell’emittente sovrano. Quindi, potremmo essere di fronte a una distorsione o a una inefficienza del mercato, della quale i risparmiatori possono trarre vantaggio (almeno stavolta!). 

Tuttavia, poiché in economia a ogni squilibrio ne corrisponde solitamente un altro di segno opposto da qualche altra parte, gli stessi risparmiatori si ritrovano a soffrire più o meno indirettamente le conseguenze dell’alto costo del denaro per le imprese. Come faceva notare Morya Longo sul Sole-24 Ore di venerdì, il crollo dei tassi dei BoT non si è trasferito sugli interessi applicati dalle banche ai finanziamenti all’economia, che in base ai dati più aggiornati sono scesi solo marginalmente (appena 20 centesimi in media!). D’altra parte, se il costo della raccolta resta così alto, è arduo attendersi che le banche riducano sensibilmente i tassi sugli impieghi.  Maggiore costo del denaro significa aziende che chiudono o si ridimensionano e disoccupazione in aumento, come testimoniato dai preoccupanti dati diffusi venerdì dall’Istat.

Come uscire da questo circolo vizioso raccolta-impieghi? Al di là degli auspicabili interventi di politica economica (come quelli finalizzati a consentire alle banche di liberarsi efficientemente dei crediti deteriorati), gli alti rendimenti dei depositi bancari innalzano il costo-opportunità connesso alla detenzione di patrimoni immobiliari privati sempre più costosi e in fase di deprezzamento. Uno sblocco importante all’economia potrebbe arrivare se i proprietari si convincessero a cedere appartamenti, negozi, uffici e capannoni a prezzi più bassi di quelli che hanno in mente. E a reinvestire il ricavato in comodi e liquidi investimenti finanziari a rendimento certo tutt’altro che trascurabile.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 2 dicembre 2012

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