Crisi e benessere delle famiglie: i casi di Grecia e Italia

di Marco Liera (*) - 18/11/2012

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Come si misurano le grandi variazioni del benessere privato? Dopo 70 anni di crescita più o meno ininterrotta di consumi e ricchezze nel mondo occidentale, sembra che siamo arrivati a una inversione storica. Non particolarmente attraente, a volte violenta e repentina. La vicina e malridotta economia greca sembra un laboratorio avanzato di un ridimensionamento strutturale del benessere delle famiglie, come emerge leggendo le statistiche aggiornate della Bank of Greece. Nel 2007 nella Repubblica Ellenica furono immatricolate 316mila auto. Nei primi otto mesi del 2012 appena 45mila. Dal 2008 le nuove costruzioni sono crollate del 72%. Tra il 2007 e il 2012 le compravendite di immobili residenziali sono passate da 148mila a 24mila su base annua. Le case si sono svalutate del 20% negli ultimi quattro anni. In ogni caso i prezzi delle abitazioni sono ancora doppi rispetto a quelli di 15 anni fa. Nei consumi, i volumi di traffico di telefonia mobile sono scesi del 22% tra il 2010 e il 2012. In banca, i depositi delle famiglie si sono ridotti dai 197 miliardi del 2009 ai 130 di luglio 2012. Sui depositi a 12 mesi la remunerazione media è crollata dal 4,83% del 2008 al recente 0,88%. Le posizioni in fondi monetari si sono volatilizzate: erano otto miliardi nel 2007, sono 600 milioni in base ai dati più recenti. Il patrimonio totale dei fondi comuni non ha avuto sorte diversa: nello stesso periodo, è passato da 21,2 miliardi a 3,6. In Borsa, l’indice Athex è sprofondato del 91% in cinque anni, anche se ora si è ripreso del 68% dai minimi. Sui titoli di Stato, la storia è nota e assai spiacevole (anche per molti risparmiatori non residenti in Grecia!).

Il doloroso laboratorio greco conferma il fatto che le crisi violente e drammatiche si manifestano prima di tutto nei consumi ciclici: si rimanda a data da stabilire l’acquisto di una nuova automobile, mentre si rinuncia più difficilmente a usare il cellulare. Le attività finanziarie quotate aggiustano i loro prezzi al ribasso con una rapidità sorprendente, mentre l’adeguamento dei valori immobiliari è decisamente più lento. C’è ovviamente da chiedersi quanto poco possano essere significativi dei prezzi medi delle abitazioni calcolati su volumi di compravendite crollati dell’80%. I risparmi in banca vengono erosi dalle famiglie per far fronte alla contrazione dei redditi disponibili, con una preferenza per i fondi comuni, forse considerati come una “riserva strategica”, e per l’ovvia esigenza di ridurre i rischi nei propri investimenti. Occorre considerare che nel frattempo non pochi residenti spostano i loro risparmi all’estero nel tentativo di metterli al sicuro: solamente nel 2011 circa 40 miliardi di euro sono defluiti dalla Grecia per effetto di disinvestimenti dei non residenti e di espatri di capitale da parte dei residenti (e questi sono i flussi tracciati; poi ci sono quelli in nero…).

I dati italiani sono fortunatamente molto lontani da quelli greci. Ma in alcuni trend ci sono analogie. Uno dei settori più esposti alla crisi è anche da noi quello del commercio di auto (l’associazione di categoria calcola che ogni giorno chiuda una concessionaria). La ricchezza delle famiglie è in contrazione. Secondo la Banca d’Italia, il totale degli attivi finanziari ammontava a 3.559 miliardi a metà 2012, circa 100 miliardi di euro in meno rispetto a un anno prima. Quanto alle case, secondo l’ultima indagine campionaria di Banca d’Italia il 75% degli agenti immobiliari dichiara prezzi in diminuzione, mentre nel terzo trimestre 2012 il 44% di questi non è riuscito a concludere nemmeno una transazione.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 18 novembre 2012

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