Con i rendimenti dei BTp un hedge al calo del benessere

di Marco Liera (*) - 11/11/2012

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I tedeschi snobbano i bund a rendimento zero mentre gli italiani continuano a credere ai redditizi (in quanto più rischiosi) BTp. In base ai dati pubblicati dalla Banca d'Italia in settimana (Conti Finanziari), i risparmiatori italiani hanno fatto affluire nel secondo trimestre 2012 altri 12 miliardi di euro verso i titoli pubblici. Flussi positivi hanno interessato anche i depositi bancari (12 miliardi) mentre prosegue la disaffezione nei confronti delle obbligazioni bancarie, dalle quali sono defluiti 12 miliardi.  In totale, la posizione dei privati italiani (famiglie e istituzioni senza scopo di lucro nella classificazione di Bankitalia) su obbligazioni domestiche pubbliche o private è pressochè invariata rispetto a un anno prima (687 miliardi) mentre appaiono in netta ascesa i depositi bancari che passano da 347 a 406 miliardi.
I risparmiatori tedeschi stanno contenendo l'esposizione verso i bund, concentrandosi sui depositi delle loro banche, che offrono tassi di remunerazione superiori, un trend del quale avevo già parlato su questa rubrica il 27 maggio scorso. Secondo i più recenti dati pubblicati dalla Bundesbank, aggiornati a fine giugno, i depositi bancari delle famiglie tedesche sono passati da 985 a 1.024 miliardi di euro nel giro di sei mesi, mentre le posizioni in titoli obbligazionari sono scese a a 249 miliardi alla fine del primo trimestre 2012, con una contrazione di cinque miliardi rispetto a un anno prima. D'altra parte un deposito bancario con durata superiore a 24 mesi rende in Germania in media il 2,3%, mentre con i bund per ottenere un rendimento superiore all'1% occorre scegliere le durate dagli otto anni in su. E analogamente a quanto accade in Italia, la rischiosità dei depositi di una banca (grazie ai fondi interbancari presenti in entrambi i Paesi) è molto vicina a quella dei titoli pubblici, quindi ogni extra rendimento dei primi sui secondi, a parità di scadenza, assomoglia molto a un free lunch (pranzo gratis).
Come ha ricordato Isabella Bufacchi su queste pagine il 1° novembre, l'infimo rendimento dei bund non solo ha indotto i risparmiatori tedeschi a ridurne il peso, ma ha scatenato polemiche e suscitato preoccupazioni di iniqua erosione dei risparmi, con ovvie accuse alla mancanza di disciplina dell'Europa. Quei bassissimi tassi che consentono all'economia e alle imprese tedesche di finanziarsi a costi modesti diventano un problema se visti dalla parte dei risparmiatori che puntano a difendere i loro capitali dall'inflazione, che dalle parti di Berlino temono possa riaccendersi proprio per la politica monetaria espansiva della Bce.
 Le situazioni di squilibrio come quella che attualmente caratterizza i Paesi periferici da una parte e la Germania dall'altra sono un terreno fertile per l'emersione di insoddisfazioni speculari. Gli italiani, che hanno solidissimi motivi per lamentarsi della caduta del loro benessere e della difficoltà ad accedere al credito bancario, possono in parte compensare (hedging) queste perdite e questi svantaggi grazie ai rendimenti ottenibili investendo in semplici attività a reddito fisso domestiche. Chi non lo fa perché vuole correre meno rischi possibili e conseguentemente investe in bund e altri titoli stranieri poco redditizi perde questa possibilità di hedging. La finanza personale, se vista in modo integrato e non dalla sola angolazione degli investimenti, espone anche a questo tipo di dilemmi.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 11 novembre 2012 in versione ridotta

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