Investire per i figli: meglio una casa, una laurea, un fondo pensione o una start-up?

di Marco Liera (*) - 23/09/2012

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I dati pubblicati in settimana dal Censis che fotografano la tendenza dei figli ad allungare il periodo di coabitazione con i genitori (il 26% delle persone tra i 30 e i 45 anni convive ancora con mamma e papà) sono allineati con il contenuto di alcune lettere giunte nelle ultime settimane alla rubricadi Plus24.  Il refrain delle missive è questo: 60 e 70enni benestanti preoccupati per il destino economico dei figli disoccupati o precari. Lasciando perdere il fatto che a livello macro i due fenomeni probabilmente sono collegati (il debito pubblico sul quale è fondato il benessere di chi è nato fino agli anni 50 è il principale freno della crescita e dell’occupazione dei giovani), a livello micro l’esigenza di pianificare il trasferimento intergenerazionale della ricchezza si va facendo pressante per un numero imprecisato di famiglie. Siamo a una svolta, non particolarmente attraente: la prima inversione del mega-trend di espansione del benessere da una generazione alla successiva che ha contrassegnato la storia occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il tema è complesso. Nell’”algoritmo” della pianificazione finanziara per la prole entrano in gioco vari input: i principi educativi dei genitori (i figli si devono arrangiare? Da quando e in che misura?), le dinamiche familiari (il comportamento dei genitori è inevitabilmente diverso da figlio a figlio), le alternative di investimento dei risparmi disponibili (meglio un immobile, un fondo pensione o un corso di laurea?) e fattori più congiunturali (l’università aumenta veramente le prospettive occupazionali? Quale corso di laurea scegliere?).  Il tutto soggetto a forti distorsioni affettive dovute alle aspirazioni che i genitori tipicamente nutrono per i figli ("Non era questo il mondo che mi immaginavo per te!").

Mi limito a mettere un po’ di ordine, senza la pretesa di dare consigli. Al di là dei principi educativi, garantire il mantenimento e l’istruzione dei figli fino al termine delle scuole superiori appare un “minimo sindacale”, più che una opzione. Si può discutere sul dopo. Ammettendo di avere un capitale destinato a questo “dopo”, occorre seriamente pensare “out of the box”, al di fuori dei percorsi convenzionali. Comprare la casa per i figli sembra una scelta più finalizzata ad assecondare la percezione (distorta) di sicurezza che molti benestanti attribuiscono al mattone che a dare una reale possibilità di crescita della prole. Un corso di laurea non necessariamente si rivela un buon investimento, soprattutto in Italia (come spiegato da Giorgio Barba Navaretti sul Sole-24 Ore del 6 luglio scorso). Il costo crescente dell’università è la sola certezza, assieme ai colossali debiti che in vari Paesi (come gli Stati Uniti) vengono accumulati dagli studenti. Al punto da spingere dei genitori ad assicurare la vita dei figli, per evitare di dover rispondere dei loro impegni. Questo comporta una seria riflessione sul futuro di certe accademie: se non sono in grado di giustificare il loro costo, è ipotizzabile che il sapere e le competenze che servono al mondo del lavoro siano acquisite sempre di più su canali esterni alle università stesse, con formazioni specialistiche brevi e mirate. Alcune delle quali possono essere ottenute già alle superiori. E i risparmi per i figli possono anche servire ad aiutarli ad aprire una start-up, anziché a finanziare un corso di laurea. Ad alcuni genitori non piace l’idea che il figlio o la figlia possano fare il fornaio, il falegname, o il gelataio. Avevano altro in mente. Ma come detto questa distorsione affettiva spesso è – in totale buona fede – uno dei principali ostacoli alla pianificazione.

La quale va un po’ smorzata nella sua accezione deterministica. Occorre dare ai figli la possibilità di coltivare le loro passioni. La costante di molte carriere soddisfacenti non è tanto il livello di formazione acquisita, quanto la possibilità di assecondare - con realismo e disciplina – le proprie preferenze intellettuali e manuali.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 23 settembre 2012

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