Dejà-vu 5: la Caporetto dei pessimisti

di Enrico Ascari (*) - 14/09/2012

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E’ stato scientificamente dimostrato che gli ottimisti vivono meglio, più a lungo e hanno molte più possibilità di raccogliere a piene mani l’ammirazione sociale e il successo economico. Corrono un solo rischio: quello di cadere vittime della loro autostima che, quando si dilata oltre limite, si trasforma in senso di onnipotenza e perdita di contatto con la realtà. In questi casi il successo si può trasformare in rovinosa caduta.

Ben Bernanke, confermando ieri l’avvio in grande stile di un’ulteriore operazione di “quantitative easing”, ancora più aggressiva delle precedenti, ha spezzato le gambe ai pessimisti le cui schiere, negli ultimi anni, si erano ingrossate a dismisura, con buoni motivi, verrebbe da dire. Anche chi scrive, fa parte a buon diritto della categoria, sia pure con il cinismo di chi sa che il futuro è ignoto e che ai rischi, quanto più sono catastrofici ma previsti, si affiancano spesso grandi opportunità.

Dall’ormai mitica affermazione “faremo tutto ciò che è necessario per salvare l’Euro e, badate bene, sarà sufficiente”,scandita da Mario Draghi il 26 luglio, ai due successivi meeting della Bce, passando dalla sconfitta politica della Bundesbank, per finire con la decisione delle corte Costituzionale Tedesca e le elezioni olandesi, un filotto di strike ha costretto i pessimisti a una disperata rincorsa del tempo perduto (cioè, nella migliore delle ipotesi, delle perse opportunità).

Ora Bernanke ha dato la mazzata finale, affiancando all’attuale programma di “twist dei tassi”, che manipola il mercato dei treasuries a lunga scadenza, una parallela iniziativa di acquisto di titoli ipotecari, con dimensioni e durata illimitate, sino a quando il mercato del lavoro non vedrà un “sostanziale miglioramento”. La Fed spenderà complessivamente 85 miliardi di dollari al mese, con la finalità diretta di ridurre il costo dei mutui e rivitalizzare il mercato immobiliare. L’obiettivo finale è sempre lo stesso: quello che il continuo, sempre più tumultuoso flusso di liquidità irrori il tessuto economico creando reddito e occupazione. Effetti collaterali? C’è da discuterne, basta guardare l’effetto sui prezzi petroliferi e l’impatto sui redditi reali delle famiglie.

Per ora, negli ultimi anni, gli “elicotteri” di Ben hanno creato nuova ricchezza di carta, ricoprendo le sterminate praterie di Wall Street e della City di montagne di dollari. Possiamo anche credere (ma mancano prove certe) che senza questa flebo infinita di droga monetaria, il dopo-Lehman ci avrebbe fatto piombare in una spirale deflazionistica non dissimile da quella degli anni 30. D’altra parte basta guardare alla periferia dell’impero (a casa nostra), per sospettarlo.

Ma si tratta di un grande “gamble”, di una enorme scommessa, al confronto della quale quella azzardata da Mario Draghi (accusato ancora pochi giorni orsono di essere un“disinvolto scommettitore” da commentatori anglosassoni un po’ strabici), fa sorridere.

I pessimisti si cospargano il capo di cenere, ma senza esagerare. Partecipino alla festa dei mercati, ma con l’ovvia prudenza che a loro non dovrebbe far difetto, a meno che non perdano del tutto la bussola. Dopo Caporetto è arrivata Vittorio Veneto.

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(*) Nato nella ormai universalmente nota Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di  Assogestioni dal 2000 al 2008.

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