Non tutti perdono: chi sta incassando il "dividendo della crisi"

di Marco Liera (*) - 22/07/2012

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Gli effetti della tempesta dei debiti sovrani sono ovviamente negativi per i risparmi di milioni di famiglie italiane. Ma la questione va approfondita. Non tutti si possono lamentare allo stesso modo e sorprendentemente c’è qualcuno che può - per il momento e senza troppo clamore - festeggiare. Per tutti però sono innegabili le preoccupazioni per quanto potrà accadere.

Partiamo da quanto è accaduto, considerando le asset class e gli strumenti tipicamente presenti nei portafogli delle famiglie italiane: 1) deprezzamento senza precedenti dei titoli di Stato italiani e di Paesi periferici dell’area euro a media e  lunga scadenza; 2) crollo quotazioni azioni italiane, soprattutto quelle del settore finanziario; 3) rialzo rendimenti strumenti a tasso garantito non quotati (conti di deposito bancari, buoni e libretti postali e - a tendere - polizze Vita rivalutabili); 4) maggiori flussi reddituali provenienti da BoT, Ctz e titoli di Stato a medio/lungo termine di nuova emissione; 5) scricchiolii nei valori immobiliari, ma non ancora crolli, in uno scenario di caduta delle compravendite; 6) rivalutazione attivi (depositi, obbligazioni) denominati in valute estere; 7) riduzione del costo dei mutui casa a tasso variabile stipulati negli anni passati (quando gli spread applicati erano molto più contenuti di adesso); 8) aggravio del costo dei mutui (sia a tasso variabile che fisso) per i futuri proprietari di case. Per una visione completa delle finanze familiari occorre tenere conto che la tempesta sui debiti sovrani convive con una profonda recessione economica che sta riducendo i redditi disponibili, e in ultima analisi il valore dei “capitali umani” (pari all’attualizzazione dei redditi futuri), che come è noto sono la magna pars della ricchezza soprattutto nei nuclei più giovani.

L’effetto momentaneo sui bilanci delle famiglie va visto caso per caso. Ad esempio, ci sono famiglie che stanno pagando le rate di un mutuo a tasso variabile “d’annata” con spread inferiori all'1% e che hanno investito i risparmi solamente in conti di deposito, BoT, buoni postali e polizze Vita rivalutabili. Queste famiglie non solo stanno difendendo il loro benessere, ma stanno ottenendo anche un “dividendo della crisi” dato dall’aumento del differenziale positivo tra rendimento degli attivi e costo del debito. Di solito queste due variabili si muovono in modo abbastanza correlato. Ma il combinato disposto di recessione (che abbassa il costo del debito per chi l’aveva contratto negli anni passati) e incertezza sulla solvibilità dell’emittente sovrano (che spinge al rialzo i ritorni sul reddito fisso domestico) determina questo fenomeno abbastanza inusuale. Certo, va detto che queste famiglie stanno correndo il rischio-Italia per la sostanziale assenza di diversificazione del creditore (ma ci sono dubbi pure sull’efficacia di molte “diversificazioni”, che ho già espresso nelle settimane scorse su questa rubrica).

All’opposto ci sono famiglie che devono comprare casa con un mutuo (difficile da ottenere e caro), che non beneficiano (per ora) di prezzi immobiliari partciolarmente favorevoli per chi acquista e magari hanno attivi finanziari investiti prevalentemente in titoli di Stato a medio-lungo termine e azioni italiane. Non un mix di investimenti particolarmente adatto a chi aveva l’idea di comprar casa nel breve periodo, ma come è noto in giro esistono non pochi casi di infelice pianificazione.  

Nel confronto tra i due estremi citati una delle variabili chiave da tenere d’occhio (oltre ovviamente alla tenuta del debito pubblico e alla congiuntura economica) sarà il movimento dei prezzi delle case. Chi l’ha già si augura che resistano, chi invece deve ancora comprarla ha buoni motivi per sperare che scendano. Il match potrebbe dunque riequilibrarsi.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 22 luglio 2012

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