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I passaggi chiave per investire i risparmi
di Nicola Zanella - 14/06/2012
Più volte ho ribadito quanto sia importante decidere se e quanto (ed eventualmente quando) denaro investire in asset a rendimento incerto, quali le azioni o le materie prime.
In effetti, per il risparmiatore fai da te o assistito da un consulente finanziario non è facile trovare una soluzione a questi veri e propri dilemmi.
Generalmente, i due fattori chiave a favore degli investimenti ad alto rischio (d’ora in avanti, mi riferirò alle sole azioni) sono l’orizzonte temporale di investimento e la tolleranza al rischio.
Nella maggior parte dei casi (e dei questionari preparati ad hoc), l’orizzonte temporale è il fattore determinante, dimenticando però che un investitore potrebbe avere un lungo orizzonte temporale ed essere ancora molto avverso al rischio.
Un altro errore comune ed assai grave è quello di scambiare il periodo di investimento (periodo di tempo, lungo qualche decina di anni, a disposizione degli investitori per far crescere, in termini di potere d’acquisto, i propri risparmi) con il periodo di mantenimento, che rappresenta l’arco temporale durante il quale gli investitori ritengono di non dover interrompere, per vari motivi, l’investimento.
Per essere più chiari: un lavoratore/risparmiatore di 45 anni che decide di iniziare a risparmiare in vista del momento della pensione ha un periodo di investimento (si legga, accumulazione) di circa 20 anni, ma ha quasi certamente un periodo di mantenimento (orizzonte temporale di investimento) più corto (diciamo di qualche anno), se non addirittura incerto. Si legga anche questo mio articolo.
Lasciamo poi perdere il “piccolo” problema che le azioni, all’allungarsi dell’orizzonte temporale, possono in effetti essere considerate più rischiose (in base a determinate misure di rischio, ad esempio la probabilità di perdita durante il periodo di investimento) e non meno rischiose (e più sicure dei titoli di Stato risk-free).
Si capisce, in breve, che l’utilizzo dell’orizzonte temporale non porta da nessuna parte, o meglio, a scelte di investimento non corrette.
Il più importante passo verso la definizione del proprio portafoglio finanziario è l'identificazione del proprio appetito per il rischio, che dipende da molteplici fattori (sia razionali che "psicologici", più difficili da quantificare), in particolare dalle attese sull'andamento futuro dell'economia e quindi della ricchezza e reddito personali, dal profilo rischio/rendimento atteso delle varie asset class e ovviamente dalla propria avversione al rischio (preferenza innata verso gli esiti più o meno incerti). Nel nostro approccio a piramide, dati gli strati che la compongono, la ripartizione del portafoglio tra bond (T-Bills e inflation-bonds) e azioni avviene risolvendo il trade-off tra % di risparmi da investire in strumenti con il minor rischio atteso e % di risparmi da investire in strumenti con il più alto rendimento atteso. La soluzione a questo dilemma porta all'identificazione della propria asset allocation strategica, che spiega la gran parte del livello dei rendimenti ottenibili dal portafoglio. Per una rappresentazione grafica di tale processo, si veda di seguito l’Approccio a piramide Liera-Zanella.
Figura 1 (clicca sopra per ingrandire)
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