Metto tutto in una banca tedesca? La tentazione di fare come Herr Schmidt

di Marco Liera (*) - 27/05/2012

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I risparmiatori italiani non sembrano abbandonare i loro rischiosi titoli di Stato, mentre paradossalmente le famiglie tedesche stanno prendendo un po’ le distanze dai loro solidissimi bond. In settimana la Bundesbank ha diffuso i dati sulla ripartizione dei risparmi delle famiglie tedesche, dai quali emerge una sorprendente freddezza di Herr Schmidt nei confronti delle obbligazioni domestiche, come i mitici Bund. In totale, i flussi che hanno riguardato questa asset class sono stati negativi per due miliardi di euro nel corso del 2011, con una accelerazione delle vendite nel secondo semestre, portando lo stock di fine anno a quota 247 miliardi. Gli italiani, d’altra parte, detengono 757 miliardi di euro di bond statali e privati. Ma come, qualcuno si chiederà, i bund sono ricercati in modo quasi morboso dagli investitori di tutto il mondo, e le famiglie tedesche che fanno, li snobbano?  Herr Schmidt non ha fatto male i suoi conti e la stessa Bundesbank scrive che probabilmente questo calo di interesse è dovuto proprio alla drammatica compressione dei rendimenti delle obbligazioni made in Germany causata dai massicci acquisti dall’estero. In altre parole, perché i risparmiatori di Monaco di Baviera o di Berlino dovrebbero comprare Bund che rendono zero quando presso la loro banca possono spuntare tassi sui depositi che in base ai dati più aggiornati della Bundesbank sono mediamente pari all’1,86%  se vincolati fino a due anni (tasso che sale al 2,32% se il vincolo è superiore ai due anni)? Anche perché i depositi delle famiglie presso le banche tedesche godono di una protezione fino a 100mila euro per depositante, come accade in Italia.

A questo punto qualche lettore che si ritiene “smart” avrà pensato: perché non imitare Herr Schmidt e spostare i miei risparmi in Germania, nei depositi di una banca tedesca? E’ vero che il tasso sarebbe comunque risicato e molto probabilmente insufficiente a coprire l’inflazione italiana. In più, occorrerebbe compilare il quadro RW del modello Unico o affidare l’incarico di sostituto di imposta a una fiduciaria italiana. Però in questo modo si potrebbe “mettere al sicuro” il risparmio rispetto a vari scenari Armageddon, godendo di una remunerazione superiore rispetto a quella del bund.

Tuttavia anche questa strategia potrebbe non rivelarsi a prova di bomba. Molto probabilmente la rischiosità di un deposito presso una banca tedesca è simile a quella di un Bund, anche in uno scenario molto tempestoso come quello degli ultimi mesi. Quindi molto, molto bassa. E un deposito in Germania minimizzerebbe il rischio di subìre una ridenominazione dei i risparmi in una valuta più debole, nel remoto caso di una uscita dall’Italia dall’euro. Ma che accadrebbe nello scenario opposto?  Come spiegato dagli analisti di Ubs, in caso di uscita unilaterale della Germania dall’euro (che è un po’ l’ipotesi sperata o scontata da chi sta comprando Bund a tasso zero), le banche tedesche si ritroverebbero con passività espresse nel nuovo super-marco e attività sull’estero denominate nell’euro debole. Quindi in una situazione molto preoccupante. Per evitare una crisi sistemica (rispetto alla quale il il fondo di garanzia dei depositi tedesco si rivelerebbe incapiente), si renderebbe indispensabile una ricapitalizzazione con soldi pubblici, pertanto un esito ricco di incognite.

Le famiglie tedesche, che detengono 1.928 miliardi di euro di depositi bancari, difficilmente faranno queste riflessioni. Dal loro punto di vista, è arduo trovare rifugi più sicuri, con un rendimento non nullo. Le famiglie italiane, d’altra parte, sembrano trovare negli alti rendimenti dei loro titoli di Stato una adeguata compensazione del maggior rischio emittente.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 27 maggio 2012

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