I costi degli strumenti finanziari: non solo monetari

di Alessandro Pedone (*) - 19/04/2012

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Recentemente, su YouInvest, Nicola Zanella ha affrontato l'interessante tema della classificazione degli strumenti finanziari non solo in base al concetto di rischio, ma anche -e soprattutto- in base al concetto di costo, includendo in tale concetto non solo il costo monetario (direttamente o indirettamente pagato dall'investitore) ma anche il costo informativo ed il costo psicologico.
Abbiamo parlato molte volte, su questo sito, dell'importanza di scegliere strumenti finanziari con costi (monetari, diretti e indiretti) contenuti. Una delle regole auree degli investimenti dice che in finanza non vale il concetto di "maggiore il costo, maggiore la qualità". Solitamente vale la regola inversa. Se un prodotto finanziario costa molto, vale poco. 
Non abbiamo, invece, parlato spesso del costo informativo. Anche uno strumento finanziario potenzialmente interessante può dare esiti deludenti se non si è utilizzato con la necessaria cognizione di causa. Acquisire le informazioni necessarie per utilizzare consapevolmente degli strumenti finanziari costa molto in termini di tempo da dedicare alla finanza, ma è pressoché indispensabile per ottenere risultati soddisfacenti dagli investimenti finanziari. 
Questo è un concetto che la grande maggioranza degli investitori non riesce a comprendere. Quasi tutti sono convinti che se uno strumento è buono ("rende tanto..."), è tale per chiunque, come fosse un televisore, un'automobile o un frigorifero. Le cose non stanno così. Se un investitore non ha sufficiente conoscenza, esperienza e tempo per avere in portafoglio una componente azionaria, a prescindere dalla qualità degli strumenti scelti, è molto probabile che sarà deluso dai suoi investimenti. 
Quanto al costo psicologico, questo è legato allo stress che può generare un investimento ai quali non siamo psicologicamente preparati. Questo costo è in parte collegato al costo informativo, poiché maggiore è la conoscenza dello strumento e minore e l'ansia e lo stress che esso può generare, ma in parte è dovuto ad una predisposizione individuale. 
E' chiaro che un prodotto finanziario eccessivamente costoso, dal punto di vista monetario, non sarà mai buono a prescindere dai costi informativi e psicologici, ma non è vero il contrario. 
Sarebbe molto utile se le autorità di vigilanza sviluppassero dei criteri con i quali identificare per ciascuna categoria di strumenti finanziari dei livelli di costo complessivo per il corretto utilizzo dello strumento in riferimento ad un investitore medio. Oltre al livello di rischio (basso, medio-basso, medio, medio-alto e alto) si potrebbe affiancare il livello di costo complessivo indicandolo ugualmente in fasce: basso, medio-basso, medio, medio-alto, alto. La grande maggioranza dei prodotti finanziaria maggiormente venduti della banche rientrerebbero nella categoria medio-alto e alta. E questa informazione potrebbe essere molto utile agli investitori.
(*) Dopo una breve esperienza come promotore finanziario ha fondato, nel 2002, la Tekta Consulting Srl (www.tekta.it), societa' che si avvale di diverse figure professionali (dottori commercialisti, pianificatori finanziari e avvocati) per svolgere consulenze sia in materia aziendale che di gestione dei patrimoni privati.
Svolge attivita' di formazione per professionisti nel settore della finanza e collabora con riviste del settore (Investire e Investimenti Finanziari). E' consulente dell'Aduc (www.aduc.it) per gli investimenti finanziari. 

Recentemente, su YouInvest, Nicola Zanella ha affrontato l'interessante tema della classificazione degli strumenti finanziari non solo in base al concetto di rischio, ma anche -e soprattutto- in base al concetto di costo, includendo in tale concetto non solo il costo monetario (direttamente o indirettamente pagato dall'investitore) ma anche il costo informativo ed il costo psicologico.

Abbiamo parlato molte volte, su questo sito (investire.aduc), dell'importanza di scegliere strumenti finanziari con costi (monetari, diretti e indiretti) contenuti. Una delle regole auree degli investimenti dice che in finanza non vale il concetto di "maggiore il costo, maggiore la qualità". Solitamente vale la regola inversa. Se un prodotto finanziario costa molto, vale poco. 

Non abbiamo, invece, parlato spesso del costo informativo. Anche uno strumento finanziario potenzialmente interessante può dare esiti deludenti se non si è utilizzato con la necessaria cognizione di causa. Acquisire le informazioni necessarie per utilizzare consapevolmente degli strumenti finanziari costa molto in termini di tempo da dedicare alla finanza, ma è pressoché indispensabile per ottenere risultati soddisfacenti dagli investimenti finanziari. 

Questo è un concetto che la grande maggioranza degli investitori non riesce a comprendere. Quasi tutti sono convinti che se uno strumento è buono ("rende tanto..."), è tale per chiunque, come fosse un televisore, un'automobile o un frigorifero. Le cose non stanno così. Se un investitore non ha sufficiente conoscenza, esperienza e tempo per avere in portafoglio una componente azionaria, a prescindere dalla qualità degli strumenti scelti, è molto probabile che sarà deluso dai suoi investimenti. 

Quanto al costo psicologico, questo è legato allo stress che può generare un investimento ai quali non siamo psicologicamente preparati. Questo costo è in parte collegato al costo informativo, poiché maggiore è la conoscenza dello strumento e minore e l'ansia e lo stress che esso può generare, ma in parte è dovuto ad una predisposizione individuale. 

E' chiaro che un prodotto finanziario eccessivamente costoso, dal punto di vista monetario, non sarà mai buono a prescindere dai costi informativi e psicologici, ma non è vero il contrario. 

Sarebbe molto utile se le autorità di vigilanza sviluppassero dei criteri con i quali identificare per ciascuna categoria di strumenti finanziari dei livelli di costo complessivo per il corretto utilizzo dello strumento in riferimento ad un investitore medio. Oltre al livello di rischio (basso, medio-basso, medio, medio-alto e alto) si potrebbe affiancare il livello di costo complessivo indicandolo ugualmente in fasce: basso, medio-basso, medio, medio-alto, alto. La grande maggioranza dei prodotti finanziaria maggiormente venduti della banche rientrerebbero nella categoria medio-alto e alta. E questa informazione potrebbe essere molto utile agli investitori.

(*) Dopo una breve esperienza come promotore finanziario ha fondato, nel 2002, la Tekta Consulting Srl (www.tekta.it), societa' che si avvale di diverse figure professionali (dottori commercialisti, pianificatori finanziari e avvocati) per svolgere consulenze sia in materia aziendale che di gestione dei patrimoni privati.

Svolge attivita' di formazione per professionisti nel settore della finanza e collabora con riviste del settore (Investire e Investimenti Finanziari). E' consulente dell'Aduc (www.aduc.it) per gli investimenti finanziari. 

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