La sfida delle Poste alle banche e ai BOT

di Marco Liera (*) - 01/04/2012

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L’avrete già sentito qualche migliaio di volte. <In finanza non esistono pasti gratis>. Perciò pensateci bene prima di dichiarare che gli extra-rendimenti rispetto ai BoT attualmente offerti da alcune banche sui propri conti di deposito siano un regalo di cui approfittare all’istante. Ma quando alla cuccagna si aggiungono le Poste (o meglio, la Cassa Depositi e Prestiti), i dubbi aumentano. Perché vari emittenti (pubblici e privati) stanno lusingando i risparmiatori con tassi che apparentemente li remunerano in abbondanza per i rischi corsi rispetto a quelli offerti da strumenti statali con le stesse scadenze?

All’asta di fine marzo dei BoT, i buoni semestrali sono stati collocati a un tasso annualizzato inferiore all’1 per cento (0,976%) al netto di imposte (12,5%) e commissioni bancarie massime. Diverse banche offrono rendimenti lordi superiori al 4% sui loro depositi, con vari gradi di libertà nella possibilità di prelevare senza penalizzazioni. A questi tassi occorre sottrarre il 20% di ritenuta fiscale, mentre le spese sono generalmente pari a zero. Il superbollo dello 0,1% sulla giacenza (che grava anche sul controvalore dei dossier sui quali devono essere per forza depositati i BoT e qualsiasi altro titolo) viene a volte pagato dalla banca. I rendimenti dei conti di deposito negli ultimi quattro mesi sono rimasti appesi in alto, mentre quelli dei BoT sono scesi in picchiata dal 6,5% al quale erano arrivati. Ci sono banche che sono uscite con promozioni piuttosto aggressive proprio nelle ultime settimane, con i tassi dei BoT sprofondati negli abissi. Gli istituti hanno bisogno della liquidità della clientela retail, nonostante il fatto che possano sempre contare sulla generosità della Banca Centrale Europea. E ai risparmiatori avversi al rischio (la stragrande maggioranza) non dispiace darglieli. Il Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (Fitd) li assicura fino a 100mila euro, con possibilità di aumentare la copertura in caso di di cointestatari. Di fatto il rischio di default che si corre con i BoT o con i depositi è lo stesso, ed è quello sistemico: un’insolvenza della Repubblica che trascini con sé Fitd e banche. E’ chiaro però che alcune banche possono (o meglio, devono) offrire tassi più alti perché stand alone (ossia senza tenere conto della copertura  Fitd)  hanno una solvibilità percepita minore.

La novità di questi giorni però è che anche la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha lanciato una promozione competitiva sui propri libretti di risparmio (sottoscrivibili presso gli sportelli postali a zero spese). Già con “Tasso Oro per Tutti” e “Più risparmi, più interessi”, offerte valide per tutto il 2012, la liquidità addizionale rispetto al saldo di fine novembre 2011 viene remunerata senza vincoli al 3,2%. Inoltre, sulle somme di liquidità addizionale (rispetto al saldo di fine febbraio 2012) versate dal 26 marzo al 31 maggio 2012 e detenute fino al 31 marzo 2013 verrà accreditato, con valuta 1° aprile 2013, un bonus di 10 euro per ogni mille sottoscritti. In sostanza il rendimento per chi versa nei prossimi giorni e mantiene i propri risparmi sul libretto fino a fine marzo 2013 sarà almeno pari al 4,2% lordo (per arrivare al 4,42% annualizzato per i versamenti effettuati il 31 maggio 2012). Si noti che sui primi 5mila euro di deposito alla Posta non si paga il bollo, mentre per le somme superiori sono dovuti 34,2 euro fissi. Il rischio emittente è lo stesso dei BoT, ma poiché i libretti non sono quotati, non espongono all’impatto psicologico della volatilità. E in futuro, in base a un progetto su cui stanno lavorando Poste e CDP, i libretti e i buoni saranno offerti anche online. Chi l’avrebbe mai detto? La fame di liquidità indotta dalla crisi ha conferito più potere contrattuale ai risparmiatori. Banche e CDP si mettono in coda per conquistarli. 

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 1° aprile 2012

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