Investimenti, la classifica per convenienza fiscale

di Marco Liera (*) - 29/01/2012

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Il 2012 è l’anno della rivoluzione della tassazione dei risparmi. Le riforme Berlusconi (luglio e agosto 2011) e Monti (dicembre 2011)  hanno modificato la convenienza fiscale relativa dei vari strumenti di investimento a disposizione delle famiglie. Vediamo qual è la nuova classifica di convenienza, con l’avvertenza che i vari prodotti soddisfano obiettivi finanziari diversi e quindi non sono perfettamente confrontabili. Ricordando che la riforma Monti ha aumentato anche le tasse sulle attività finanziarie e immobiliari detenute all’estero da persone fisiche italiane, e ha introdotto una imposta di bollo speciale sui patrimoni segretati dagli scudi fiscali degli anni passati (oltre a una imposta di bollo straordinaria per il solo 2012 sulle attività oggetto di emersione esistenti al 6 dicembre 2011).

1)      Fondi pensione e Pip. Le manovre di Berlusconi e Monti hanno aggravato il carico fiscale di quasi tutti gli strumenti finanziari. Gli unici a restare indenni sono i piani previdenziali, che già dalla riforma Maroni (entrata in vigore nel 2007) si ergono indisturbati ai vertici della classifica della convenienza fiscale. Deducibilità dei versamenti fino a 5.164 euro l’anno e tassazione delle prestazioni ad aliquote molto contenute (dal 9 al 15% a seconda del periodo di investimento) per la parte dedotta. Mentre i rendimenti sono tassati all’11 anziché al 12,5% o al 20%, per competenza, al pari delle Gpm (mentre per tutti gli altri gli strumenti finanziari la tassazione è ora per cassa, più conveniente). La contropartita di questa generosità è la disponibilità ad aspettare il pensionamento per incassare (per lo più sotto forma di rendita) gran parte delle prestazioni. Fondi pensione e Pip restano poi fuori dall’ambito di applicazione dell’imposta di bollo.

2)      Titoli di Stato ed equiparati, buoni postali, pronti contro termine con sottostanti titoli di Stato ed equiparati. Al secondo posto della classifica ci sono tutti i titoli pubblici italiani o sovranazionali, i cui rendimenti restano tassati al 12,5%. Dal 2012, però, i dossier bancari in cui sono custoditi insieme ad ogni altro strumento finanziario, sono sottoposti a un’imposta di bollo più pesante perché proporzionale, con il minimo a 34,2 euro (che era tutto quanto si pagava fino al 2011). La stessa cosa accade ai buoni postali (al di sopra dei 5.000 euro) che fino all’anno scorso non erano imponibili ai fini del bollo.

3)      Polizze Vita rivalutabili, conti di deposito. I rendimenti delle polizze Vita sono ora tassati al 20%, tranne che per la parte investita in titoli di Stato ed equiparati (di solito la magna pars) che resta al 12,5%. Le rivalutabili dovrebbero però essere escluse dall’imposta di bollo (a differenza di fondi comuni e altri strumenti di investimento), come è emerso martedì nel corso di un convegno organizzato da Unione Fiduciaria a Milano. I conti di deposito sono gli strumenti di investimento avvantaggiati dalle riforme appena entrate in vigore: la tassazione degli interessi passa dal 27 al 20% e il bollo resta a soli 1,81 euro.

4)      Obbligazioni bancarie e societarie, azioni, quote di fondi comuni e Sicav, Etf, quote di fondi immobiliari, polizze Vita index e unit linked, pronti contro termine con sottostanti titoli diversi da titoli di Stato ed equiparati. I rendimenti di tutti questi strumenti sono ora tassati al 20% (in precedenza al 12,5%, tranne i fondi immobiliari che erano già sottoposti al 20%).  E i dossier su cui sono depositati sono soggetti a imposta di bollo più pesante. E’ introdotto anche il bollo sulle polizze Vita index e unit linked. I rendimenti attribuibili alla quota che i fondi comuni, gli  Etf, i fondi immobiliari e le polizze Vita hanno investito in titoli di Stato ed equiparati restano tassati al 12,5%. La tassazione dei rendimenti dei fondi comuni italiani dal 1° luglio 2011 è per cassa e non più per competenza.

5)      Gestioni patrimoniali (Gpm). Oltre alla tassazione dei rendimenti al 20% anziché al 12,5% (fatta eccezione per la quota investita in titoli di Stato ed equiparati), i capitali delle gestioni patrimoniali sono ora sottoposti al bollo proporzionale mentre il regime impositivo resta quello per competenza, sul risultato maturato ogni anno.  

6)      Immobili. L’introduzione dell’Imu al posto dell’Ici e l’aumento della sua base imponibile (valore catastale moltiplicato per appositi coefficienti) peggiora la tassazione degli immobili posseduti a scopo di investimento. I cui redditi, se relativi ad immobili residenziali di proprietà di privati sono tassati al 21%, altrimenti ad aliquota marginale Irpef con abbattimento forfettario del 15%.

7)      Partecipazioni qualificate in società non quotate. Non c’è bollo sulle partecipazioni, ma sui profitti delle imprese di famiglia si paga il 27,5% di Ires più l’Irap. Un piccolo alleggerimento introdotto dalla riforma salva-Italia è rappresentato dall’Ace (Aiuto alla Crescita Economica). Per ogni euro di capitale proprio investito dall'imprenditore nella sua impresa, il conto economico di quest'ultima gode di una deduzione pari al rendimento nozionale di questo euro. Il rendimento nozionale è il costo del capitale, ed è pari al rendimento dei titoli di Stato più uno spread rappresentativo del rischio di impresa. Per i primi tre anni questa aliquota è del 3%, direi molto poco rappresentativa dell'effettivo costo del capitale di rischio.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 29 gennaio 2012

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