T-Bills (o BOT) meglio di ogni altra asset class

di Nicola Zanella - 25/01/2012

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Mi rendo conto che affermare la superiorità dei titoli di stato obbligazionari a brevissimo termine sulle alle altre tipiche classi di investimento (ad esempio, azioni, bond, oro, etc) possa apparire come un’affermazione piuttosto forte, visto che contraddice gran parte delle asset allocation e raccomandazioni di investimento solitamente proposte dai consulenti finanziari ai risparmiatori, anche e soprattutto con un lungo orizzonte temporale. È chiaro che se ciò fosse vero, molti dei consigli degli addetti ai lavori andrebbero a scapito della ricchezza degli investitori, soprattutto quelli particolarmente avversi al rischio.
Una misura di efficienza di un determinato investimento come il coefficiente di variazione, dato dal rapporto tra la media aritmetica dei rendimenti storici e la deviazione standard (volatilità) degli stessi, è una delle prove empiriche, oltre a quelle teoriche, che confermano questa tesi.
Ha poco senso infatti valutare la bontà di un determinato investimento analizzando separatamente il rendimento medio dal rischio che caratterizza e comporta questa classe di attività. In definitiva, in finanza contano solamente i rendimenti aggiustati per il rischio.
Calcolando il coefficiente di variazione per differenti asset class in più periodi di investimento (lunghi fino a 85 anni) sul mercato statunitense (l’unico in grado di permettere, per ora, analisi così approfondite) si ottengono risultati davvero interessanti e anche inattesi.
Figura 1 (clicca sopra per ingrandire)

Utilizzando i rendimenti al lordo dell’inflazione e in dollari, il coefficiente di variazione più alto dal 1926 al 2010 è stato fornito dai T-Bills, ossia dai titoli di Stato a brevissimo termine (circa 1 mese) emessi dal governo degli Stati Uniti. Con il valore di 1,19 i titoli statunitensi simili ai nostri BOT si sono dimostrati più efficienti in termini di rendimento e di rischio di tutte le altre asset class: ogni punto percentuale di volatilità è stato ricompensato con un rendimento dell’1,19%. Altre attività dal rendimento molto più alto di quello dei bond a brevissimo termine, quali le azioni a bassa capitalizzazione o l’oro (con un rendimento, rispettivamente, pari a 16,84% e 6,73%) hanno un coefficiente di variazione decisamente più basso e pari a 0,52 e 0,32 (il più basso di tutti). Ciò è dovuto all’alta volatilità tipica di questi rischiosi investimenti: le azioni small stocks hanno avuto una deviazione standard dei rendimenti pari a 32,66%!
Come si vede dalla tabella precedente, per ogni periodo analizzato (1926-2010, 1957-2010, 1982-2010, 1998-2010) il coefficiente di variazione dei T-Bills è stato superiore a quelle delle altre asset class. Ciò che risulta è che per gran parte del Novecento, un investitore che avesse voluto inserire nel proprio portafoglio finanziario la componente obbligazionaria avrebbe dovuto optare per i titoli a brevissimo termine e non certamente per quelli a lungo periodo (ad esempio, 20 anni).
In più, i T-Bills avrebbero offerto, basandosi sempre sul coefficiente di variazione, la strategia di investimento più efficiente, in termini di rendimenti aggiustati per il rischio. A questo ci si può chiedere quante sono le tipologie di strumenti e i titoli offerti ai risparmiatori di dubbia utilità. Probabilmente tanti, forse la grande maggioranza.

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