I BOT tornano a rendere meno dei depositi

di di Marco Liera (*) - 15/01/2012

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Nel giro di un mese, la gara dei rendimenti tra BoT e depositi bancari si è completamente ribaltata. A metà dicembre il 5,95% lordo (4,84% al netto dell’imposta del 12,5% e delle commissioni) fatto segnare in asta dai titoli a breve termine surclassava i rendimenti dei depositi di qualsiasi banca. La violenta compressione dei tassi dei BoT sancita dall’asta di giovedì 12 ha fatto riaffiorare la competitività degli interessi offerti da diverse banche impegnate da mesi nella caccia alla liquidità. Il 2,07% di rendimento del BoT annuali al netto di tasse e commissioni è oggi superato da tutti i conti di deposito vincolati a 12 mesi delle 17 banche monitorate mensilmente da YouInvest che li offrono: Banca Ifis, Banca Carige, Banca Mediocredito del Friuli, Banca Popolare di Vicenza, IBL Banca, Banca Sistema, Banco Popolare, Banca Mediolanum, Fineco, Ing Direct, Banca Generali, Santander Consumer Bank, WeBank, WebSella, CheBanca!, Unicredit, Veneto Banca. Il peggior tasso a 12 mesi è del 3,0% al netto della ritenuta del 20% sugli interessi, quindi quasi un punto percentuale in più rispetto ai BoT. Ci sono anche quattro banche che offrono depositi liberi con rendimenti superiori al 2,07%: Banca Ifis, IBL Banca, Banca Mediocredito del Friuli, IWBank. Le banche sono arrivate alla fine del 2011 spingendo al massimo sui rendimenti, arrivando a offrire anche più del 5% lordo, per reagire all’esplosione dei ritorni dei BoT e per fare raccolta diretta in una fase critica per la liquidità. L’inversione di rotta dei BoT deve averle colte di sorpresa, e nei prossimi giorni vedremo se ridurranno le remunerazioni dei depositi bancari. Sullo sfondo però rimane una situazione di grave incertezza che il downgrading annunciato venerdì sera di quasi tutti i debiti pubblici dell’eurozona da parte di Standard and Poor’s non contribuisce certo a migliorare. Il rovesciamento di fronte dell’ultimo mese potrebbe insomma non essere l’ultimo.

D’altra parte, la superiorità dei rendimenti dei depositi bancari rispetto a quelli dei BoT èì più logica della situazione opposta. Perché è chiaro che le banche non possono essere più sicure dello Stato che le ospita. Quindi, a minori rischi dei BoT dovrebbero corrispondere minori interessi. Però è anche vero che  BoT e depositi non sono strumenti perfettamente confrontabili, anche imputando correttamente i diversi costi e il diverso trattamento fiscale. I BoT possono essere venduti prima della scadenza, e quindi è forse più corretto paragonarli ai depositi bancari liberi. Il fatto è che, nonostante la scadenza ravvicinata, la quotazione dei BoT può oscillare, e rendere a volte poco conveniente la loro cessione prima della maturity. Esistono poi differenze nel trattamento ai fini dell’imposta di bollo introdotta dalla manovra salva-Italia: è certo che il valore dei  BoT e di tutti gli altri strumenti finanziari depositati in un dossier titoli rientrano nell’imponibile dell’imposta di bollo (0,1% annuo per il 2012, con un minimo di 34,2 euro e un massimo di 1.200 euro). Mentre sui conti di deposito, in attesa di chiarimenti, dovrebbe gravare solamente un’imposta di bollo fissa di 1,81 euro per ogni comunicazione alla clientela (di solito assolta dalla banca).    

E i buoni postali?  Rispetto a un mese fa, il tasso dei buoni ordinari  - se riscossi dopo un anno - è sceso dal 2,4 al 2,0% lordo (l’imposta è del 12,5%). L’altra “novità” è che dal 1° gennaio anche i buoni sono sottoposti a imposta di bollo, al di sopra dei 5.000 euro di controvalore (0,1% di aliquota per il 2012 con minimo di 34,2 euro).

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 15 gennaio 2012

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