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Imparare ad investire i risparmi

di Marco Liera

Dopo quasi 20 anni di grandi soddisfazioni professionali e umane al Sole-24 Ore, ho deciso di mettermi in proprio, restando al servizio degli investitori privati e dei professionisti della finanza. Con il "Sole" mantengo ottimi rapporti e una collaborazione che riguarda anche la rubrica che mi appassiona di più, la Posta del risparmiatore, pubblicata ogni sabato su Plus24.
Dal dialogo continuativo di questi anni con i risparmiatori e le loro esigenze, i loro dubbi, le loro paure ed entusiasmi ho tratto grande ispirazione. Credo di aver creato un piccolo laboratorio di finanza comportamentale, o, usando un linguaggio televisivo, un format a puntate di “reality finance”. Mi sono sempre ben guardato dal dare consigli (non è il mio lavoro!), mettendo al centro dell’attenzione il metodo di investimento, più che i prodotti. Evidenziando gli aspetti razionali e quelli meno razionali del metodo stesso.
La percezione che ho via via maturato è che esista un bisogno formativo importante in capo a un numero imprecisato di investitori privati che si pone a metà strada tra quanto fanno alcuni media (online e offline) e il mestiere degli intermediari e dei consulenti autorizzati.  Imparare a investire i risparmi è un'attività che richiede interazione, ma non necessariamente una personalizzazione.

IL RUOLO DEI MEDIA - Ci sono media che danno un’informazione finanziaria buona, ma i giornali e gli altri mezzi non sono scuole. L’informazione sull’andamento dei mercati, che i media devono dare in ottemperanza alla loro missione, può di per sé condurre a comportamenti irrazionali, in assenza di una adeguata preparazione in capo a chi ne fruisce. Quanta gente ha comprato azioni nel 2000 mentre giornali e tv raccontavano che i titoli della new economy avevano raddoppiato o triplicato di valore nel giro di pochi mesi? Nelle sezioni di servizio i giornali poi non dispongono della continuità e organicità che è necessaria nell’interazione con i risparmiatori esposti alla volatilità e alla complessità dei mercati finanziari. So benissimo che pochi secondi dopo aver ottenuto una risposta alla sua domanda il lettore avrebbe un’altra questione da pormi. E so anche che quando i mercati in cui hanno investito una parte dei loro risparmi fanno -10% o peggio, i risparmiatori hanno bisogno di qualcuno con cui confrontarsi (senza necessariamente ricevere dei consigli).
Ci sono poi lodevoli iniziative di formazione finanziaria gratuita (si veda Per saperne di più) che possono essere un buon punto di partenza per maturare un sano interesse per la finanza, ma ovviamente non sono delle vere e proprie scuole come YouInvest.
Dunque la mia percezione è che molti individui abbiano bisogno di essere presi per mano per investire i risparmi.  E tipicamente cercano una guida tra i soggetti autorizzati, come i bancari addetti alla consulenza agli investimenti  e i promotori finanziari. A volte queste "guide" lavorano bene, a volte no (e non per colpa loro, ma per le pressioni e la strategia delle rispettive organizzazioni).
Tra i clienti insoddisfatti non sono pochi quelli che sarebbero disposti a dedicare un po’ del loro tempo e una somma ragionevole a un programma organico e continuativo di formazione e autodisciplina finanziaria, per imparare a investire i risparmi e in modo di diventare investitori fai-da-te consapevoli. Ma anche tra i clienti soddisfatti di banche e promotori sono convinto che vi sia qualcuno che è interessato ad aderire a un programma come questo, per banale curiosità o per la voglia di mettersi alla prova. E poi: perché in milioni dedicano qualche ora alla settimana e una certa quantità di euro alla cura della propria forma fisica? Qualcuno potrebbe avere interesse a fare la stessa cosa per investire i risparmi.

IL RUOLO DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI - Continuo a ritenere che il 95% dei risparmiatori italiani non abbia alternative all’utilizzo di un consulente professionale, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne derivano. Tra lo scegliere da soli di investire il 50% della propria ricchezza in bond Cirio, Parmalat, Argentina e Lehman Brothers e sottoscrivere due o tre fondi comuni che rispettano le vostre caratteristiche, sia pure con costi elevati, cosa è meglio secondo voi?
Ma il restante 5% di risparmiatori può legittimamente far da sé, se dotato di una formazione e di strumentazioni adeguate, che consentano loro innanzi tutto di evitare errori grossolani, quale è stato appunto mettere il 50% della propria ricchezza in bond Cirio, Parmalat, Argentina o Lehman Brothers. YouInvest punta a coinvolgere quell’italiano adulto su 20 che dedica almeno due ore alla settimana alla cura dei propri risparmi, come risulta dal Rapporto del Centro Einaudi del 2007. E che quindi dimostra una certa disponibilitàa a imparare a investire.
Vedete, quando c’è di mezzo la salute è tassativo rivolgersi a un medico; ma negli investimenti non è vietato "curarsi da soli". Anche perché il "curarsi da soli" si traduce in un vantaggio immediato: quello di non dover pagare i costi di distribuzione (commissioni) che gli intermediari caricano sugli investimenti collocati (fondi comuni, polizze Vita, obbligazioni e così via), che sono inevitabili in un settore trainato dall’offerta. Un risparmiatore ha sì l’esigenza di investire i suoi piccoli o grandi capitali, ma spontaneamente non sceglierà mai un fondo comune piuttosto che un altro. Lo farà se qualcuno (tipicamente un intermediario finanziario) glielo proporrà, sperabilmente con un servizio a valore aggiunto. Questo qualcuno va pagato.
I soggetti candidati a entrare in YouInvest  sono quindi coloro che possono evitare di pagare i costi di distribuzione. Perché con YouInvest è la domanda, cioè i risparmiatori, che guida il mercato, non l'offerta.

NO AL "NOISE" - Non serve essere degli scienziati per investire i risparmi in modo saggio. Innanzi tutto perché non è affatto necessario conoscere tutti i mercati e gli strumenti a disposizione degli investitori privati. L’innovazione finanziaria ha generato negli anni una montagna di prodotti di cui potete tranquillamente disinteressarvi. E poi perché, come hanno verificato autori come Nassim Taleb e Michael Mauboussin, troppe informazioni fanno male agli investimenti. In vari esperimenti è stato dimostrato che il possesso di informazioni aggiuntive prima di prendere decisioni caratterizzate da alta incertezza (quali sono quelle relative ai propri investimenti) riduce anziché aumentare la correttezza delle decisioni stesse. Bisogna evitare di perdere tempo ad ascoltare il "noise", quel rumore di fondo dei mercati fatto di informazioni inutili. YouInvest vi mette nelle condizioni di raggiungere un livello di conoscenze ottimale per la gestione dei vostri risparmi, senza condizionare il vostro lavoro e il vostro tempo libero.
Notate che fino a questo momento non ho parlato di previsioni su mercati, titoli ed economie. Perché non ne faccio e non ne farò mai (quindi per favore non chiedetemi cosa farà Piazza Affari, Wall Street o il petrolio da qui a un anno perché non lo so). Ci sono in giro già troppi esperti (veri o sedicenti) che fanno previsioni. E tutti sbagliano con elevata frequenza. Ma, vedete, non tanto per superficialità o incompetenza (anche se ci sono pure quelle). Quanto perché l’andamento futuro di mercati e titoli non si può prevedere con accuratezza, nemmeno con il più sofisticato algoritmo quantitativo. La modesta prevedibilità dei mercati è un dramma? No, perché come diceva Benjamin Graham, il leggendario autore di "Intelligent Investor", non è tanto importante sapere quello che faranno i mercati, ma reagire intelligentemente a ciò che i mercati fanno. Il che significa, molte volte, non fare assolutamente nulla.  Soprattutto se il metodo di investimento alle spalle è corretto.

ATTENZIONE AL TRADING - Guardandomi in giro ho poi maturato altre idee sulla formazione finanziaria. Su Internet vedo scuole di trading o più in generale siti finanziari a pagamento orientati a persone che, banalizzando al massimo, vogliono "vincere in Borsa", selezionare i titoli "caldi", "guadagnare in ogni situazione di mercato", imparare a "speculare con i derivati" o in generale "diventare ricchi in fretta". Mancano tuttavia dati precisi e statisticamente significativi sul reale successo raggiunto da chi ha dato dei soldi ai soggetti che gestiscono queste iniziative o che vendono servizi di informazioni legati al trading.
Penso che il trading frequente sui mercati finanziari sia un’attività che meriti il massimo rispetto. C’è gente che ci campa, e ci sono banche che hanno fatto per anni profitti favolosi (per altro con rischi altissimi come insegna il crack di Lehman Brothers). Ma dalla mia esperienza (che non pretende di essere assoluta) vedo che – a essere generosi – uno su mille riesca veramente a mantenersi con questa attività. Degli altri 999, una quota imprecisata brucia in tempi rapidi i risparmi che aveva destinato a questa attività (spero non tutti quelli che avevano) e deve essere sostituita da altri entusiasti. Un’altra quota non brucia tutti i soldi, ottiene risultati alterni (ma inferiori alla media dei mercati come dimostrano le ricerche dei professori Brad Barber e Terrance Odean della Università della California) e continua a operare qualche ora al giorno. Allora perché lo fa, visto che non è un’attività efficiente dal punto di vista finanziario (se si comprassero un Etf agganciato alle azioni europee e se lo dimenticassero, otterrebbero un rendimento probabilmente maggiore e potrebbero dedicare tutto quel tempo ad altre piacevoli attività)? Credo che lo facciano per l’adrenalina. Per queste persone (saranno sì e no 10/20mila in tutta Italia, penso) il trading frequente è l’alternativa al poker online. Un gioco quindi in cui il caso conta al 70%, la bravura al 30%. Notate l’analogia: solo pochissimi giocando a poker in modo continuativo riescono a viverci.

Ben consapevole di tutti questi limiti, ritengo che una formazione al trading possa legittimamente completare l'offerta di YouInvest, ma sotto precise condizioni e al di fuori del percorso previsto per gli investitori privati. Per questo, uno dei due Corsi per professionisti che offriamo a Lugano è dedicato al trading ed è affidato a Francesco Paglianisi, un trader con una lunga esperienza operativa e formativa.

Su Internet non mancano poi community di traders e/o investitori che si scambiano idee di acquisto e vendita di titoli, con l’affermazione di opinion leader più continui di altri nel parteciparvi. L’ultima frontiera è poi quella dei social networks dedicati ai traders, che permettono agli iscritti di seguire le operazioni di chi è ritenuto più bravo. Su Internet non mancano neppure tools gratuiti di selezione di strumenti finanziari (fondi comuni e così via) e di monitoraggio del portafoglio (portfolio tracking). La mia idea è che i tools servano a poco se non c’è qualcuno che vi insegna a usarli e vi garantisce assistenza continuativa. Le community che preferisco sono poi quelle aperte alla contaminazione, ma fondate su una base conoscitiva e una filosofia comune, anche queste assimilabili solo grazie a una formazione iniziale. Seguire superficialmente gli investimenti degli altri può essere pericoloso, visto che anche i guru (presunti o tali) sbagliano spesso e dietro l’angolo ci possono essere delle manipolazioni.

COSA INTENDO OFFRIRVI - Tutto questo per arrivare a dirvi che:

  1. Non intendo offrire una formazione al trading frequente, se non alle persone che hanno già maturato un certo percorso formativo e quindi hanno già imparato a investire seriamente.
  2. Voglio che i risultati di investimento di chi utilizza la nostra formazione per investitori privati siano costantemente misurati nell’ambito di un tool di autodisciplina finanziaria, che permetta di verificare ogni giorno il valore della propria ricchezza con un software preciso (come quelli che si usano per valorizzare i portafogli delle gestioni e dei fondi), e che consenta di confrontare il rendimento ottenuto con i mercati di riferimento prescelti.
  3. Voglio che i Partecipanti alla nostra formazione abbiano a disposizione dei tools esclusivi di costruzione del portafoglio e selezione dei titoli. Dunque strumenti unici, che derivano dalla personalizzazione e semplificazione di piattaforme abitualmente destinate a investitori professionali.
  4. Voglio che i Partecipanti abbiano a disposizione una Community riservata, convinto del fatto che la saggezza del gruppo, sotto certe condizioni, può essere decisamente maggiore di quella degli individui; ma altresì certo che in ultima analisi le decisioni di investimento o di disinvestimento ricadono sotto l’esclusiva responsabilità di chi le compie.

Un’idea del genere sarebbe stata impossibile da realizzare solo una quindicina di anni fa. Perché Internet era ancora agli albori, e non era utilizzato per l’e-learning. I costi di personalizzazione di software finanziari erano più alti. Ma soprattutto perché l’esperienza di tutti è aumentata, grazie alla volatilità senza precedenti registrata dal 1998 in poi sui mercati finanziari. E grazie ai progressi fatti dallo studio dei mercati stessi, a livello accademico e non. Quindici anni fa non erano usciti "Giocati dal Caso" e "Il Cigno Nero" di Nassim Taleb. Zvi Bodie della Boston University non era ancora adeguatamente apprezzato. Non avevamo ancora letto di Robert Shiller. La mia idea è che si possono mettere al servizio di investitori privati in un modo semplice e flessibile le scoperte di questi ed altri grandi ricercatori.
Tornando a Internet, credo che anche in una scuola per investire si debbano utilizzare una buona parte delle grandi funzionalità della rete. Lo scambio delle conoscenze, per cominciare, ma partendo da una base formativa omogenea e seguendo delle regole condivise (come quella di chiamarsi per nome e cognome). E poi, la riduzione progressiva dei costi che deve andare di pari passo con la crescita della community e la formazione acquisita dai singoli. 
Tengo a sottolineare che tutto il rischio di YouInvest è solo mio. Non esiste al mondo una scuola come YouInvest. Non ho idea di quante persone si iscriveranno, anche se ovviamente le mie attese sono positive, altrimenti non sarei qui a impegnarmi a fondo per il suo successo. Ma è altrettanto ovvio che, se non riusciremo a coinvolgere un numero sufficienti di iscritti, la scuola chiuderà. In quel caso, non chiederò provvidenze allo Stato per tenerla aperta, e mi metterò a fare altro come è già accaduto a decine di migliaia di imprenditori in tutta Italia. Senza drammi e piagnistei.


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Credo che in Italia ci sia ampio spazio per iniziative di educazione finanziaria di massa, preferibilmente finanziate con denaro pubblico per minimizzare i conflitti di interesse. Ma c’è uno spazio anche per una pay-investor education, un’educazione per investori privati a pagamento. A quattro condizioni:

1) che dia del vero valore in cambio del prezzo pagato e del tempo dedicato;

2) che sia totalmente indipendente da banche e altri intermediari finanziari e assicurativi;

3) che sia un percorso organico, interattivo e continuativo;

4) che il prezzo chiesto per la formazione consenta di coprire i costi dell’organizzazione che la eroga, oltre a un utile ragionevole per chi la promuove e si prende il rischio che possa fallire.

Di seguito i link ad alcune organizzazioni che forniscono nei propri website contenuti di educazione finanziaria:

www.consob.it

www.bancaditalia.it

www.pattichiari.it

www.anasf.it

www.nafop.org

www.altroconsumo.it

http://investire.aduc.it/

Segnalo inoltre che in Parlamento sono stati presentati due disegni di legge per portare l’educazione finanziaria nelle scuole, a cura delle senatrici Maria Leddi (Partito Democratico) e Maria Ida Germontani (Popolo delle Libertà).


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